Rieccoci con la nostra rubrica “Welfare WorldWide”, dove vi proponiamo gli articoli internazionali più interessanti a tema Welfare Aziendale e Benessere Organizzativo. Per questo settimo appuntamento abbiamo tradotto per voi un articolo che parla dell’influenza delle pratiche di “mindfulness” sull’attività e l’efficienza del nostro cervello. Se non siete familiari con ciò che si intende per Mindfulness, potete informarvi leggendo un altro nostro articolo dove abbiamo introdotto l’argomento.

(originariamente apparso su Harvard Business Review il 08/01/2015, scritto da Christina Congleton, Britta Holzel e Sara Lazar, tradotto da Federico Schippa per blog.Shapeme.it)

Il mondo delle imprese è in subbuglio per la “Mindfulness”. Quello che forse è meno noto è che le aspettative per le tecniche di consapevolezza hanno supporto scientifico. Ricerche recenti provano che praticare esercizi di Mindfulness, liberi da pregiudizi e predisposti al cambiamento, cambia davvero la maniera in cui pensiamo. Chiunque lavori in un contesto aziendale complesso come quello moderno deve essere al corrente di come far avvenire questo cambiamento.

Nel 2011 una ricerca ha sottoposto un gruppo di partecipanti a un corso di Mindfulness per otto settimane e, al termine del percorso, sono stati osservati aumenti significativi nella densità della materia grigia del cervello. Negli anni seguenti, altri laboratori di neuroscienze da tutto il mondo hanno investigato questa correlazione tra la meditazione (una delle principali attività di Mindfulness) e cambiamenti effettivi della materia grigia. Quest’anno, un gruppo di scienziati dell’University of British Columbia e della Chemnitz University of Technology sono stati capaci di raggruppare tutti i dati raccolti da più di 20 studi per riuscire poi a determinare quali aree del cervello fossero maggiormente interessate. Hanno identificato almeno otto diverse regioni, di cui però solo due saranno argomento di questo articolo, in quanto di particolare interesse per i professionisti del business.

La prima è la corteccia cingolata anteriore (ACC), una struttura localizzata in profondità sotto alla fronte, dietro al lobo frontale del nostro cervello. L’ACC è associata alla auto-regolamentazione, intesa come l’abilità di reindirizzare volontariamente la nostra attenzione, in nostri comportamenti per sopprimere azioni impulsive in situazioni inappropriate ed è anche connessa alla flessibilità nel cambiare strategia. Le persone con danni alla ACC mostrano impulsività eccessiva e aggressività. Coloro che hanno delle connessioni deteriorate tra questa regione e le altre aree del cervello hanno invece fallito i test di flessibilità mentale: continuavano a provare la stessa strategia per risolvere i problemi anche quando questa si dimostrava inefficace piuttosto che adattare il loro comportamento. Quelli che praticano meditazione, al contrario, dimostrano di compiere meglio i test di auto-regolamentazione, resistendo alle distrazioni e facendo più spesso le scelte giuste. Inoltre hanno dimostrato un’attività cerebrale più intensa nella zona dell’ACC rispetto a chi non medita. Oltre all’auto-regolamentazione, l’ACC è associata anche alla capacità di imparare dalle esperienze passate per arrivare ad un migliore processo di decision-making. Gli scienziati indicano in particolare che l’ACC è un’area del cervello molto importante in fasi di incertezza o di condizioni di cambiamenti rapidi.

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La seconda regione cerebrale è l’ippocampo, una regione nella quale si è verificato un aumento di densità di materia grigia nei partecipanti allo studio del 2011 sulla Mindfulness. Quest’area ha la forma (per l’appunto) di un cavalluccio marino ed è situata al di sotto delle tempie in entrambi i lati del cervello ed è parte del sistema limbico, che influenza la memoria e le emozioni. È inoltre ricoperto di ricettori per il cortisolo, l’ormone dello stress, e ulteriori studi hanno evidenziato che può essere danneggiato dallo stress cronico, creando così un circolo vizioso per il nostro organismo. Di fatto, le persone con disordini legati allo stress, come la depressione e il PTSD, tendono ad avere un ippocampo di dimensioni ridotte. Tutto questo indica l’importanza di quest’area per quanto riguarda la resilienza, un’altra attitudine molto richiesta nel mondo imprenditoriale.

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Queste scoperte sono solo l’inizio. I neuroscienziati hanno dimostrato che praticare la Mindfulness stimola aree cerebrali connesse alle percezioni, la consapevolezza del corpo, la resistenza al dolore, il controllo delle emozioni, l’introspezione, i ragionamenti complessi e in generale una sintonia con il proprio essere. Mentre saranno necessarie delle ricerche per studiare gli effetti e i cambiamenti a lungo termine, nel breve termine le prove dell’incidenza positiva della meditazione sono schiaccianti.

La Mindfulness non dovrebbe essere considerata come un semplice passatempo da parte dei dirigenti. Piuttosto, occorre considerarla come uno strumento di cui non si può fare a meno: mantiene il cervello in forma, supporta l’autoregolamentazione, aumenta l’efficacia del processo interno di decision-making e ci protegge dalle tossine dello stress. Queste tecniche possono essere integrate nelle proprie pratiche quotidiane di vita spirituale cosi come in una forma di meditazione “profana”. Una volta che ci sediamo, respiriamo profondamente e ci impegniamo ad essere consapevoli, ci forniamo il potere di cambiare noi stessi.

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Se pensi che la Mindfulness non faccia al caso della tua azienda, prova a leggere questo articolo dove spieghiamo il perché svariate aziende leader dei propri settori di appartenenza hanno deciso di implementare con successo corsi e attività di questo tipo.

Scritto da:
Federico Schippa
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