Le imprese cominciano ad abbracciare, in maniera sempre più forte, il modello secondo il quale favorire il benessere dei propri lavoratori non solo contribuisce a ridurre l’assenteismo, ma migliora il clima organizzativo e aumenta la produttività: il Welfare Aziendale.

Molte sono le ricerche che testimoniano come l’adozione delle politiche di welfare generi un engagement index più elevato rispetto a quelle che non le implementano; un modello che offre di conseguenza l’opportunità di accrescere il valore dell’impresa dal punto di vista dell’employer branding. Gli effetti positivi delle politiche di welfare sono ormai documentate: lo stesso GreatPlace to WorkInstitute, tra le 122 imprese analizzate nel corso del 2016,seleziona le migliori 45 che rappresentano l’eccellenza dei migliori luoghi di lavoro in Italia. Lo studio messo in atto dà prova che un punto percentuale di aumento della percezione che i dipendenti hanno del welfare in azienda produce un accrescimento dell’impegno di lavoro pari al 0,75%, che di conseguenza genera un aumento del fatturato rispetto ai concorrenti meno attenti ai propri lavoratori.

Tra i modelli di successo di Corporate Wellness a livello internazionale risulta impossibile non citare Google, che ha dato vita a politiche di welfare che garantiscono ai propri dipendenti: assistenza sanitaria, strumenti per rendere più salutare il loro stile di vita, assistenza durante i viaggi di emergenza, orari flessibili in caso di nascita di figli e sostegno al reddito nelle prime quattro settimane, l’azienda inoltre concede loro congedi ed eroga rimborsi spese per la formazione, infine riceve prestazioni legali e consulenze a costo ridotto.

Tra gli esempi guida di welfare aziendale nel panorama italiano non può non essere citato il modello aziendale di Brunello Cucinelli -imprenditore umbro di capi in cashmere. Una filosofia, la sua, che si fa portatrice di un cambio di mentalità nel rapporto di lavoro, dove gli stimoli forniti non sono più soltanto di tipo economico ma connessi alla crescita personale e culturale dei lavoratori. Concretamente, per garantire dignità sul posto di lavoro, i lavoratori ottengono da Cucinelli un 20% in più sul salario rispetto allo standard del settore ed è vietato loro rispondere a mail e telefonate dopo un certo orario di lavoro. Inoltre, spese per teatro, visite ai musei, cinema e libri vengono del tutto rimborsate dall’azienda. Si tratta di un modello vincente? Sì, se si considera che nel 2016 Cucinelli ha ottenuto un aumento del fatturato del 10% rispetto all’anno precedente, portandolo a 456 milioni di euro.

Babysitter, borse di studio, servizi di lavanderia, buoni spesa, corsi di lingua, orari flessibili, asilo per i figli dei dipendenti, possibilità di contrarre mutui a condizioni agevolate o l’accesso privilegiato a palestre, musei ed eventi culturali sono solo alcune delle strade percorse dal welfare aziendale, il quale in fin dei conti è un tentativo di riempire il vuoto lasciato da quello pubblico. Tutto ciò viene garantito a parità di costo per il datore di lavoro ma con un beneficio netto per il lavoratore, il quale riceve prestazioni sotto forma di vantaggi superiori rispetto a quelli che avrebbe ottenuto con un’erogazione dell’importo corrispondente in busta paga.

Vantaggi che per il lavoratore hanno un valore extra in quanto a quest’ultimo viene permesso di rispondere a una necessità che altrimenti non avrebbe appagato, in tutto o in parte, o che avrebbe in altro modo richiesto tempi più lunghi e probabilmente disincentivanti per essere soddisfatta.

Garantire il benessere dei propri dipendenti altro non significa che assicurare quell’insieme di benefit non monetari che si focalizzano sulle reali esigenze del dipendente allo scopo di migliorarne le loro condizioni di vita. Un sistema, quello del corporate welfare, secondo il quale chi sta bene in azienda lavora anche meglio; tanto che, nei momenti di difficoltà, i dipendenti degli ambienti di lavoro eccellenti mostrano migliore capacità di recupero e sono subito pronti alla rimonta.

Il datore di lavoro, per sostenere una cultura aziendale sana, prima di ritagliare un programma su misura, deve capire ciò che funziona, intervenendo dal punto di vista organizzativo.Questo non è sempre facile ma le ricompense possono essere enormi, sia per l’azienda sia per i dipendenti.Sebbene ogni ambiente di lavoro sia diverso, è possibile tuttavia definire alcune fasi fondamentali di definizione e gestione di un piano di welfare aziendale:

  • Analisi. Partire da un’analisi dei bisogni e delle aspettative dei lavoratori in base alla quale circoscrivere i servizi da offrire;
  • Progettazione. La costruzione di un piano di welfare deve necessariamente tener conto del contesto organizzativo, sociale e istituzionale in cui maturano;
  • Comunicazione. Preparazione di un piano di comunicazione, tramite il quale sarà possibile pianificare la strategia, gli obiettivi e gli strumenti utili a veicolare i messaggi che l’azienda vorrà trasmettere;
  • Implementazione. E’ necessario fornire ai propri dipendenti un accesso rapido e semplice ai servizi offerti e alle modalità di erogazione e alle aziende una coordinazione efficiente di tutti i processi connessi al sistema;
  • Monitoraggio. Per ultimo occorrerà innescare un meticoloso monitoraggio per valutare quanto le risorse messe a disposizione vengono utilizzate e con quale frequenza, il tutto per capire le criticità ed introdurre perfezionamenti.

Dovrebbero a tal ragione essere seguite delle linee guida: necessario è costruire una culture of health, ovvero creare uno stile di vita sul posto di lavoro che rappresenti un modello di salute totale e che comprenda ogni aspetto delle politiche aziendali fino alle attività lavorative quotidiane, supportando il lavoratore dal punto di vista emotivo, finanziario, fisico e sociale, ovvero orari di lavoro flessibili, la possibilità di presa di decisione, un ambiente fisico sano e il rispetto delle politiche di promozione della salute.

I piani di welfare aziendale rappresentano un approccio che avvantaggia sia l’azienda dal punto di vista di un ritorno sugli investimenti, che generalmente ogni tipo di azienda considera benefici tangibili di un programma, ma offre soluzioni per aumentare la work-life balance e migliorare il benessere dei lavoratori, e dei loro nuclei familiari, il loro morale e perché,se ben comunicati, tali benefici consentono di fidelizzare il proprio capitale umano e attrarre talenti dal mercato. Come dimostrato dall’istituto di ricerca McKinsey e Company “a fronte di un costo per dipendente di circa 150 euro l’anno, un’azienda può ottenere un beneficio economico netto di circa 300 euro. Solo una parte minoritaria di questo beneficio è riferibile a risparmi di costo, il resto corrisponde a un aumento di produttività”.

Implementare le politiche di welfare significa quindi considerare le persone della propria impresa come una risorsa preziosa e un’opportunità di consolidamento e crescita per la stessa azienda ed è proprio quello che Shapeme intende promuovere con l’evento del 5 Aprile 2017 presso le Serre dei Giardini Margherita a Bologna.

Scritto da:
Francesca Petrachi
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