Perché i Millennials sono stressati a lavoro? Scopriamo quali difficoltà affrontano le nuove generazioni

Ben ritrovati per il terzo appuntamento della nostra rubrica “Welfare WorldWide”, dove vi proponiamo gli articoli internazionali più interessanti a tema Welfare Aziendale e Benessere Organizzativo. L’articolo di oggi tratta di Millennials, ovvero quella generazione di ragazze e ragazzi nati negli anni ‘90 che proprio in questi anni sta attraversando la fase di transizione verso il mondo del lavoro e che andrà sempre di più a ricoprire ruoli di rilievo all’interno delle nostre compagnie.

(originariamente apparso su Medium.com il 04/08/2015, scritto da Moose Abdool, tradotto da Federico Schippa per blog.Shapeme.it)

Recentemente, un amico mi ha fatto notare uno studio a proposito del fatto che i Millennials siano la generazione con il più alto livello di stress mai riportato. Inizialmente ero scettico in quanto, superficialmente, la nostra generazione sembra avere una vita ben più semplificata di quanto la abbiano avuta i nostri genitori. Per esempio, ho sentito mille volte raccontare da gente più grande di me come fossero costretti a fare degli estenuanti lavori part-time o vivere in alloggi miseri per riuscire a pagarsi la retta Universitaria. Al contrario, la maggior parte dei miei compagni ha aiuti finanziari significativi da parte dei genitori e sicuramente non si pone il problema di come dovrà pagare l’iscrizione al prossimo semestre.

Ciò nonostante, dopo averci riflettuto, ho realizzato che i Millennials devono sostenere certi tipi di stress che non erano nemmeno presi in considerazione dalle precedenti generazioni. Ad esempio, quasi tutti i miei amici universitari hanno attraversato una sorta di crisi esistenziale durante il percorso di studi, nella quale appunto mettevano in dubbio la scelta di carriera intrapresa. Alcuni di loro mi hanno addirittura confidato di sentirsi depressi e sovrastati dalla moltitudine di decisioni che incombeva su di loro. Il punto è che il grande numero di opportunità di cui godono i Millennials rispetto a chi li ha preceduti si rivela essere al tempo stesso una benedizione e una disgrazia.

La nostra generazione ha la caratteristica unica di essersi sempre sentita ripetere che possiamo fare qualsiasi cosa. Sin da piccoli, ci viene detto di inseguire i nostri sogni, studiare cosa ci interessa e perseguire la carriera che ci appassiona. Tuttavia, questa “libertà” di scelta finisce per essere un fardello notevole, che ci fa sentire a disagio quando facciamo qualcosa del quale non siamo completamente innamorati. Questo concetto potrebbe essere la spiegazione alla reputazione dei Millennials di essere indecisi e addirittura incapaci di impegnarsi in determinati lavori o contesti. Per esempio, sono sicuro che ognuno di voi conosca almeno una persona che ha cambiato numerosi indirizzi di studi siccome in ognuno c’era qualcosa di sbagliato e quindi finiva sempre per concludere che tale corso non fosse fatto per lui. La realtà è che non dovremmo lasciarci illudere da visioni idealistiche di lavori perfetti o programmi universitari dei nostri sogni che ci facciano sempre svegliare con il sorriso. A prescindere da quale cammino si decide di intraprendere ci saranno sempre degli ostacoli da superare.

Inoltre, i Millennials stanno lentamente iniziando a realizzare che i tempi sono cambiati e non si inseguono più gli stessi obiettivi che inseguivano i nostri genitori. Per loro, ad esempio, laurearsi e trovare un buon lavoro erano grandi risultati da ottenere e sicuramente erano qualcosa di cui andare fieri. Arrivare ad una situazione di stabilità dove si ha un ufficio al quale andare ogni giorno rappresentava un grandissimo passo avanti per loro che erano cresciuti in un contesto di grave instabilità. Ma, per la maggior parte di noi, laurearsi non ci realizza, è semplicemente il minimo che siamo tenuti a fare. Pertanto non è sorprendente che i Millennials vogliano più che un semplice lavoro fisso con turni da otto ore, a prescindere dal fatto che i nostri genitori abbiano sognato tali opportunità. Una grossa fetta della nostra generazione fatica ad accettare che, nonostante ciò che ci siamo sentiti dire, il mondo non è lì che aspetta di soddisfare i nostri bisogni né tantomeno la società dà lo stesso peso ad ognuno. Sono certo che questo conflitto tra fare ciò che ci piace e fare ciò che ha valore secondo la società è un importante fattore che contribuisce allo stress dei Millennials.

In fin dei conti, dobbiamo definire il successo secondo i nostri personali parametri, non secondo quelli imposti dalla società o secondo quelli che funzionavano per i nostri predecessori. Alcuni potrebbero cercare la felicità in un lavoro fisso mentre altri potrebbero essere più contenti nell’aprire una loro attività in proprio o magari creando un prodotto. La questione qui è che siccome la nostra generazione ha una moltitudine di scelte a portata di mano dobbiamo pensare molto attentamente verso dove muoverci altrimenti finiremo semplicemente girovagando senza meta e senza mai trovare soddisfazione.

Per concludere, ogni generazione ha le proprie sfide che sono distinte da quelle che le hanno precedute. Nel caso dei Millennials, la più grande fonte di stress è dovuta alle elevate aspettative che ci poniamo nei confronti di noi stessi, le quali sono frutto dell’infinità di possibilità che ci circondano. Comunque sia, dobbiamo capire che ci saranno avversità ovunque, non importa quali scelte prendiamo non si deve cambiare percorso al primo accenno di difficoltà. Tutte queste scelte che ci attendono non devono immobilizzarci ma al contrario dovremmo essere grati per aver il dono di scegliere, pensando con molta accuratezza lungo quale via valga davvero la pena di consumarci le suole delle scarpe.

 

Scritto da:
Federico Schippa
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