Quando gli atleti forzano per migliorare le loro prestazioni, in genere forzano i loro limiti e questo li espone a dei rischi: stanchezza, ma anche dolori, usura o addirittura strappi, lesioni e, nel tempo, problemi che si acutizzano fino a dover ricorrere a operazioni o a momenti di riposo assoluto, in cui devono rinunciare al loro allenamento abituale.

Non solo: forzarsi e sfidare i limiti può essere anche fonte di frustrazione nel momento in cui non si ottengono i risultati desiderati. Con la convinzione di non essere abbastanza bravi e di non potercela fare.

Tutto questo nasce dal fatto che abituarsi a forzare i propri limiti per oltrepassarli fa perdere il contatto con se stessi e la capacità di avere un controllo sul proprio corpo e sulla propria organizzazione muscolo-scheletrica.

L’alternativa è un allenamento che lavora a livello neurologico: i muscoli non hanno cervello ed è il cervello che dice ai muscoli che cosa fare, quindi se alleniamo il cervello esso sarà in grado di dare nuovi input ai muscoli, permettendoci un miglior uso di noi stessi.

Questa è la proposta di SmartFitness, la via per raggiungere una consapevolezza del proprio movimento e un’organizzazione muscolo-scheletrica più efficiente. Come? Con l’educazione somatica, un’autoeducazione al movimento inteso in modo funzionale e globale che utilizza gli stimoli sensorimotori per accendere nuove connessioni neuronali e nuove sinapsi. Si basa sui principi del Metodo Feldenkrais e sulle ultime ricerche della neuroscienza

Per saperne di più scarica gratis l’ebook “SmartFitness”: inserisci i tuoi contatti di seguito e lo riceverai subito nella tua casella di posta elettronica.

Scritto da:
Gianluca Dalmonte
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