Torna anche quest’anno, dal 18 al 25 settembre, la Settimana dello Shiatsu.

Organizzata da FISieo, la Federazione Italiana Shiatsu Insegnanti e Operatori, la Settimana Nazionale dello Shiatsu 2016 ha come tema lo “Shiatsu tra Arte e Scienza” e prevede sette giorni di eventi su tutto il territorio italiano.

Lo Shiatsu è una pratica sempre più diffusa per il benessere psico-fisico delle persone. Lo scopo principale del trattamento è il riequilibrio energetico, raggiunto attraverso un approccio olistico, la teoria biologica secondo la quale l’organismo può essere considerato solo nella sua totalità e completezza e non come somma di parti distinte.

Per promuovere questa iniziativa e far conoscere ulteriormente la pratica dello Shiatsu, abbiamo pensato di intervistare quattro operatori che collaborano con ShapeMe… e non perdete l’occasione di approfittare dello sconto di 10 euro per provare questo trattamento dalle mille proprietà: usate il codice SHIATSU16 (valido fino al 26 settembre)!

Stefano è arrivato alla professione di shiatsuka dopo dodici anni di studio e pratica shiatsu. Ha una formazione teorica e pratica come personal trainer, conseguita in anni di fatiche con un ottimo allenatore ed è istruttore C.A.I.

Sergio ha iniziato il suo percorso di apprendimento dello Shiatsu nel 2002. Da allora non si è più fermato, e questo trattamento è diventata la sua più grande passione. La sua formazione parte dal metodo Masunga/Ohashi, passando dal metodo Gengo fino al metodo Namikoshi.

Sabrina inizia a studiare Shiatsu nel 2010. Con lo shiatsu ha trovato una delle sue più grandi passioni, continuando nel corso degli anni ad ottenere sempre più specializzazioni in questo campo. Applica i suoi studi anche nel campo del sociale, come ad esempio nei progetti di aiuto e recupero ai malati di tumore e care-giver.

Daniela è la responsabile regionale del Lazio per la Federazione Italiana Shiatsu Istruttori e Operatori. Operatrice shiatsu dal 2004 e insegnante dal 2013, è iscritta al registro operatori e insegnanti della FISieo. Ha realizzato diversi progetti per portare lo Shiatsu in ambiti delicati e tra i malati.

 

Come sei entrato in contatto con lo Shiatsu?

Stefano: Ho “incontrato” lo Shiatsu a metà degli anni 90, un amico si era iscritto a un corso di shiatsu e me ne parlava con entusiasmo; al punto che prima accettai di prestarmi come ricevente, perché potesse esercitarsi nei suoi primi trattamenti, poi di iscrivermi ad un corso amatoriale. Ben presto ho capito che non solo questa disciplina mi interessava molto ma che la scuola alla quale mi ero rivolto, lo “SHAMBALA SHIATSU” del M° Douglas Gattini, per scelta didattica e serietà, poteva offrirmi una solida preparazione per mezzo di un corso professionale che già allora era allineato ai requisiti della Federazione Italiana Shiatsu.

Sergio: Nell’anno 2000 una collega, allora ero tecnico informatico, mi disse che stava frequentando un corso di Shiatsu, mi spiegò a grandi linee di cosa si trattasse e mi incuriosì moltissimo. Tra le cose che avrei voluto “fare da grande”, quando cercavo di capire cosa fare dopo il diploma di scuola media superiore, c’era anche il “massaggiatore massofisioterapista”, per cui fu un attimo andare ad iscrivermi al primo livello della scuola ed appassionarmi, fino a fare quello che ora è il master post diploma della scuola e a farlo diventare la mia professione.

Sabrina: Circa 10 anni fa mi regalarono un trattamento shiatsu, lo feci e mi fece stare molto meglio. Tornata a casa ho iniziato a cercare qualsiasi cosa che riguardasse questo trattamento perché mi aveva incuriosito non essendo il classico massaggio, ho fatto un corso di avvicinamento allo shiatsu e da lì sono andata avanti, ho frequentato la scuola shiatsu IRTE (istituto di ricerche terapie energetiche) per 3 anni e sono diventata operatrice e successivi 3 anni di master post diploma per approfondimenti.

Daniela: Ho incontrato lo Shiatsu in un percorso personale di ricerca dell’equilibrio fra corpo mente e spirito. Nello Shiatsu ho trovato una disciplina completa: lavora sul corpo e con il corpo, calma la mente, arricchisce lo spirito di entrambi i poli coinvolti nel trattamento. Come nel Tao lo Yin e lo Yang sono Uno, anche nello Shiatsu operatore e ricevente formano una unità; il primo attivo, il secondo ricettivo (e non passivo!), e con il loro lavoro l’energia fluisce.

 

 

In che modo lo Shiatsu ha cambiato la tua vita?

Stefano: in molti modi. Innanzi tutto la pratica dello Shiatsu ha cambiato la percezione che ho del mio corpo nello spazio: migliorando la postura, l’equilibrio ed aumentando la propriocettività. Dal punto di vista psicologico un maggiore equilibrio e capacità empatica. Lo Shiatsu mi ha fatto capire come la nostra cultura, pur disposta ad “esaltare” il corpo, mostrando bellezza o forza, raramente lo vede come parte inscindibile di una persona che è unità di corpo-mente-spirito e quasi mai è disposta a riconoscere che il contatto fisico, quando si unisce alla volontà di “fare bene”, è uno dei bisogni primari dell’uomo e ne aumenta il benessere.

Sergio: Da tecnico informatico, insoddisfatto del lavoro, sono diventato un operatore Shiatsu appassionato!

Sabrina: Questa tecnica mi ha aiutato in un momento di cambiamento pesante della mia vita. Mi ha rilassato, accompagnato, sostenuto,. Ho imparato a vivere nel qui ed ora senza i rimpianti del passato e l’ansia del futuro; mi ha aiutato in vari aspetti sia fisici che psico-emozionali.

Daniela: In tanti modi e sotto tanti punti di vista: maggiore consapevolezza di me stessa, rispetto profondo dell’altro e della sua ‘condizione’, migliore qualità di ascolto e presenza, crescita personale insieme a quella professionale. Alla fine lo Shiatsu diventa uno stile di vita.

 

Quale aspetto dello Shiatsu ti ha colpito maggiormente?

Stefano: Il dialogo non verbale che si istaura durante un trattamento shiatsu non solo fra operatore e ricevente ma, soprattutto, fra mente e corpo del ricevente ove l’agire dell’operatore diviene una potente forma di “mediazione corporea”.

Sergio: Parlare di un aspetto è riduttivo, mi ha colpito il suo grande potere positivo sul benessere dell’essere umano. Se proprio devo scegliere un aspetto, questo è la cura dell’”abbraccio” al ricevente.

Sabrina: Quando un ricevente inizia a fare trattamenti shiatsu lo fa per risolvere disagi fisici (tipo cervicale, insonnia, mal di schiena etc) ma continuando con il percorso si rende conto che il trattamento è qualcosa di molto più profondo, il ricevente inizia a lavorare su stesso e ad essere più consapevole di sé, questo è un aspetto della tecnica che mi ha molto colpito.

Daniela: Inizialmente ero molto concentrata su me stessa e sui benefici che questa pratica portava a me, è stato sicuramente questo a portarmi a concludere la formazione triennale nonostante fosse piuttosto impegnativa. Quando ho iniziato veramente a lavorare “con” l’altro ho apprezzato ogni giorno di più questa tecnica che con la sua apparente semplicità muove cose importanti, produce cambiamenti, non cura ma si prende cura. Dico apparente semplicità perché ‘toccare’ è un gesto istintivo, ma sono la capacità di ascolto e di presenza che danno al tocco dello Shiatsu una specifica qualità; ed è la capacità di centratura dell’operatore che fa sì che la pressione sia quella giusta: nè troppa (farebbe male) nè troppo poca (resterebbe in superficie) e si sa, la giusta misura non è facile da trovare.

 

Come hai visto sviluppare, in Italia, il trattamento negli ultimi anni?

Stefano: Il livello qualitativo e professionale degli operatori shiatsu nel nostro paese è cresciuto moltissimo, grazie all’operato delle scuole ed all’interazione della Federazione con le istituzioni. Oggi il cliente sa che un operatore shiatsu, certificato da un corso professionale, deve rispondere a standard severi, e, sulla base di questo, scegliere a quale operatore rivolgersi

Sergio: La consapevolezza e la preparazione degli operatori è aumentata in maniera esponenziale e quindi c’è sicuramente meno approssimazione nei trattamenti e meno operatori improvvisati.

Sabrina: Negli ultimi anni in Italia si stanno facendo passi per fare in modo che questa tecnica non venga riconosciuta non come trattamento estetico ma come trattamento facente parte delle discipline bio naturali; negli ultimi anni lo shiatsu è entrato a far parte di progetti molto importanti come percorsi integrativi anche negli ospedali (a Bologna vedi al Sant’Orsola); io faccio parte dell’associazione Onconauti (associazione per malati oncologici e care-giver) la quale ha un programma che integra metodi tradizionali di riabilitazione con le terapie complementari tra cui lo shiatsu.

Daniela: Lo sviluppo di questa disciplina l’ho vissuto dall’interno della FISieo, sono socio dal 2005 e sono stata Responsabile Regionale nel 2008/2009 e lo sono attualmente. Parlo della federazione perché da quest’ottica posso dire che molto è stato fatto in termini di: regole sulla formazione, diffusione sia della pratica che della cultura che sta dietro a questa disciplina, battaglie sul riconoscimento della professione. Ho visto un grande risultato per gli operatori Shiatsu, ma non solo per loro, con la Legge 4/2013 che disciplina le libere professioni fra cui anche la nostra. E, recentissima, la sentenza del Consiglio di Stato che afferma che i trattamenti sul corpo, massaggi o altro che non hanno finalità terapeutiche e neppure estetiche non sono di competenza delle estetiste. Passi importanti verso un’autonomia della nostra professione. Per venire invece alla gente, la mia percezione è che sempre meno persone quando nomini lo Shiatsu strabuzzano gli occhi e non sanno di cosa stai parlando. C’è sempre più spesso un’amica che l’ha fatto, una manifestazione dove l’ho visto, una volta ho letto qualcosa… Però, dopo che l’hanno provato, ti dicono ‘non potevo immaginare che fosse così…piacevole, rilassante, energizzante, profondo…’

 

Tra i tanti trattamenti svolti, quale è stato il caso che ti ha dato maggior soddisfazione?

Stefano: onestamente non so rispondere… mi piace “fare” trattamenti, da quando ho fatto dello shiatsu la mia principale professione ne ho eseguiti veramente tanti. Ogni cliente ha le sue peculiarità ed ogni seduta è diversa e particolare… trovo la mia soddisfazione nel contribuire al benessere del cliente e questo il cliente lo riconosce.

Sergio: Ricordo Matteo, che ha avuto problemi alla zona lombare fin dall’adolescenza e che aveva provato un po’ di tutto per risolverli, dalla medicina occidentale alle cure alternative, senza grandi risultati. Con i miei trattamenti è riuscito finalmente a tenere sotto controllo il dolore e a recuperare una normale funzionalità nella vita quotidiana. Non posso non citare Anna, una donna giovane con problemi di ansia e depressione: con i trattamenti ha iniziato un progressivo rilassamento, che l’ha portata ad un percorso di accettazione di sé e ad un buon controllo del suo disagio.

Sabrina: Ogni trattamento è molto soddisfacente e emozionante, sicuramente quello dove ho ricevuto una risposta immediata ad un disagio fisico è stato di una ricevente che soffriva da circa 3 anni di orticaria e dopo aver fatto due trattamenti l’orticaria è sparita e dopo 6 mesi ancora non è riapparsa…  attualmente viene ancora ed è molto contenta.

Daniela: Non c’è ‘un’ caso, per me la soddisfazione arriva quando alla fine di un trattamento ti senti bene, senti che è stato un buon trattamento, che sei veramente entrato in contatto con l’altro, lo hai ascoltato, hai compreso il suo bisogno profondo e sei stato strumento per innescare un cambiamento. Posso dirti però che nella mia esperienza professionale ho avuto modo di lavorare in ambiti molto delicati come quello dei malati terminali e dei malati Alzheimer. Sicuramente non sto parlando della ‘soddisfazione’ così come la intendi… ma ho vissuto dei momenti unici e indimenticabili, ho potuto veramente ‘toccare’ il loro dolore offrendo sostegno, presenza, ascolto, sollievo.

 

Scritto da:
Giancarlo Pergallini
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