In molti ci siamo chiesti cosa sono quelle macchie che vediamo sui campioni olimpionici, ShapeMe vi porta alla scoperta del cupping.

Michael Phelps, nuotatore americano e sportivo più titolato nelle Olimpiadi moderne, sta per tuffarsi in acqua. Le telecamere che lo riprendono fanno notare delle macchie sulla pelle. In molti abbiamo pensato che durante la notte si sia addormentato sulle medaglie vinte in precedenza. Quei segni sono tutt’altro che medaglie, sono dovute al cupping.

Le cosiddette “macchie” di Phelps e di molti atleti presenti a Rio de Janeiro derivano da un trattamento specifico chiamato cupping. Una terapia anti-dolore della medicina cinese.

La coppettazione consiste nell’applicare sulla pelle un vasetto di vetro o di ceramica o di bambù con un diametro di circa 5 cm.

Il calore viene indotto internamente tramite fiammifero o un batuffolo intriso d’alcool. Si crea una pressione interna e l’applicazione dell’aria crea un effetto risucchio.

L’obiettivo è migliorare la circolazione, con il calore i vasi sanguigni riescono a circolare meglio.

Può essere usato in qualsiasi parte del corpo.

Nel mondo occidentale non è riconosciuta come pratica medica. Il suo utilizzo non è vietato e molti team sportivi lo richiedono perché non è invasivo.

Oltre a migliorare la circolazione sanguigna, rimuove i ristagni di liquidi e tossine e ridà una salutare energia vitale a tutto l’organismo. Inoltre la trazione del muscolo, assicura un’ efficace azione di rimodellamento del corpo. La tecnica dello scorrimento si rivela particolarmente efficace anche nel trattamento della cellulite.

Il trattamento deve essere effettuato in centri specializzati, il fai da te non è consigliato. Potrebbero formarsi bruciature dovute al riscaldamento delle coppette creando vuoti d’aria o dolorose ecchimosi a seguito della forte pressione esercitata sulla pelle.

Il cupping “( ri )entra” in scena anche grazie allo star system. Gwyneth Paltrow e Jennifer Aniston lo praticano da tempo. Molte foto sulla Croisette le ritraggono con queste “macchie” sulla pelle.

E voi cosa ne pensate? Lo provereste?

Scritto da:
Giancarlo Pergallini
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