Dal 22 ad oggi, 26 maggio, a Milano si è dato il via alla settimana dello smart working. Cinque giorni in cui i lavoratori delle aziende private, degli enti pubblici e degli studi professionali aderenti all’iniziativa hanno la possibilità di svolgere da casa il proprio lavoro, senza che ciò vada a discapito del buon lavoro. Ma cerchiamo di capire meglio di cosa si tratta!

Lo smart working: che cos’è il lavoro agile?

Lo smart working, definito anche lavoro agile, è ormai una modalità che molte aziende, private e non, stanno adottando o vogliono adottare. Una medaglia che le aziende vorrebbero cucire sul proprio petto, in quanto benefit molto ambito dai dipendenti, ma anche, e soprattutto, una boccata di ossigeno per i dipendenti che continuano a destreggiarsi per conciliare tempi di vita e di lavoro.

Lo smart working non rappresenta una nuova forma di contratto di lavoro, ma solo una differente forma per svolgere l’attività lavorativa. Ciò che più la caratterizza è il suo essere flessibile, qualità che consente, per un periodo di tempo determinato, che l’attività lavorativa venga svolta in parte all’interno dei locali aziendali e in parte all’esterno, ad esempio a casa. È una modalità che lascia i dipendenti liberi di pianificare autonomamente l’orario e il luogo di lavoro.

Un approccio che ha il potere di generare maggiore efficienza ed efficacia nel conseguimento dei risultati lavorativi. Tutto ciò grazie all’unione di flessibilità e autonomia, piattaforme di comunicazione che consentono di gestire team senza la necessità della presenza fisica e ambienti di lavoro con gruppi di impiegati responsabilizzati.

Inevitabilmente genera un vantaggio al lavoratore, in quanto lo agevola nella conciliazione dei propri impegni personali con quelli lavorativi.Un tipo di lavoro che permette al dipendente di svolgere la professione fuori dai tradizionali luoghi di lavoro e di organizzarsi nel modo più consono in base alle sue necessità, riducendo lo stress, conservando agevolazioni fiscali e contributive. Il risultato? Migliorare la qualità di vita del dipendente e attirare talenti in azienda, stimolare le idee e le competenze. Ma non bisogna sottovalutare anche che evitare gli spostamenti quotidiani verso gli uffici, ha benefici sull’umore del pendolare, che non trascorre ore inutili imbottigliato nel traffico, e sulla qualità dell’ambiente.

E’ importante però ricordare che anche l’azienda agisce sicuramente per rendere più semplice la vita del lavoratore, ma ha un obiettivo di fondamentale importanza: che venga raggiunto il risultato fissato e che di conseguenza venga incrementata la produttività.

Un prerequisito dello Smart Working, infatti, è l’attribuzione di obiettivi chiari ai propri dipendenti i quali saranno valutati in base al conseguimento degli stessi indipendentemente dalla presenza sul posto di lavoro.

Si guadagna di meno?

Certo che no! L’azienda che decide di agevolare i propri dipendenti con lo smart working compensa i propri dipendenti con una regolare busta paga, identica a quella dei lavoratori seduti ogni giorno davanti a una scrivania.  Stipendio che dipenderà dall’obiettivo lavorativo prestabilito con il datore di lavoro.

 

Con lo smart working si è sempre raggiungibili dal datore di lavoro?

E’ fondamentale che dipendenti e datore di lavoro definiscano delle fasce orarie di disconnessione. Diversamente il rischio è che il lavoratore diventi vittima della connessione permanente. Questione delicata che non può essere lasciato alla improvvisazione.

 

Con lo smart working si risparmia?

Per molte aziende lo smart working può rappresentare uno strumento utile a tagliare costi. Ad esempio quelli connessi alle sedi aziendali e ai costi di gestione delle stesse:risparmi nelle spese energetiche collegate all’illuminazione dei locali, alla climatizzazione estiva e invernale, alla gestione delle mense aziendali, alla pulizia.

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Scritto da:
Francesca Petrachi
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