Corporate Wellbeing Lavoro

Corporate wellness: la chiave per dipendenti motivati e felici

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La necessità del corporate wellness nel nuovo mondo del lavoro

Il mondo del lavoro ha subito degli importanti cambiamenti negli anni. Se in passato il rapporto azienda/lavoratore era legato al dovere (per le aziende di retribuire puntualmente i dipendenti, e per i dipendenti di svolgere correttamente le proprie mansioni), oggi le cose hanno assunto un paradigma diverso. Nuovi lavori, nuove competenze e nuove modalità hanno fatto nascere delle nuove necessità. Da un lato c’è il bisogno per chi lavora di prendersi cura della propria salute; dall’altro le aziende hanno capito l’importanza di investire sui propri talenti sia in termini di aumento della produttività, sia per quanto riguarda i rallentamenti derivati da un alto turnover di dipendenti. Il fenomeno del corporate wellness prende il via proprio da questa presa di coscienza, e indica l’impegno da parte dell’azienda di fornire ai dipendenti un supporto diverso dal semplice stipendio, proponendo iniziative legate a salute e benessere.

Corporate Wellness: come motivare i dipendenti

Quiet Quitting è un’espressione che si è fatta sempre più strada negli ultimi anni, si traduce comunemente come “Grandi Dimissioni”. Sebbene si riferisca a un fenomeno che ha interessato maggiormente il mercato del lavoro negli Stati Uniti, l’eco ha raggiunto anche l’Italia.

In un mondo in preda all’incertezza sociale, economica e lavorativa (pandemia, crisi energetica, crisi climatica, guerre ecc), le persone hanno cambiato le proprie priorità. Oggi è tendenza comune dare sempre più rilevanza al proprio benessere e alla propria soddisfazione personale.

Secondo la ricerca Global Workforce of the Future di The Adecco Group un terzo dei lavoratori è pronto a cambiare lavoro. La ragione non riguarda solo la possibilità di avere uno stipendio migliore, ma anche per avere più chiarezza sulla progressione di carriera e per avere maggiori benefit aziendali.

A questo si collega il fenomeno del quitfluencer, ovvero l’influenza che un dipendente che si dimette ha sui suoi colleghi. 7 lavoratori su 10 ammettono di aver valutato la possibilità di cambiare lavoro dopo aver visto uno o più colleghi fare questa scelta.

Cosa possono fare allora le aziende corporate in uno scenario di questo tipo?

L’obiettivo primario di un’azienda è perciò diventato quello di trattenere i propri talenti. Oggi si sa che non bastano più i buoni welfare base (come i buoni pasto) per assicurarsi la fedeltà dei dipendenti. La posta in gioco è più alta: le persone sono sempre più consapevoli dell’importanza del benessere psico-fisico fuori e dentro l’ambiente di lavoro, e sono sempre meno disposte ad accontentarsi di realtà che non garantiscano un programma di benessere per i dipendenti in azienda. Il discorso si estende in particolar modo anche alle aziende che vogliono attrarre i migliori talenti, sempre più contesi.

Corporate Wellness: un mercato in crescita

Il mercato del Corporate Wellness ha sperimentato una crescita consistente negli ultimi 10 anni. Negli Stati Uniti, ad esempio, il benessere in azienda è un settore che vale già 8 miliardi di dollari e il 72% dei datori di lavoro offre una qualche forma di servizio di corporate wellness, mentre il 54% propone nello specifico programmi per promuovere l’attività fisica.

L’indagine Welfare Index PMI 2022, promossa da Generali ha evidenziato degli aspetti molto interessanti, tra cui:

  • Oltre il 68% delle piccole e medie imprese italiane ha superato il livello base di welfare aziendale
  • Il 24,7% delle pmi offre degli incentivi di welfare aziendale di alto o altissimo livello (nel 2016 erano il 10,3%).

L’espansione dei programmi di welfare per i dipendenti si è registrata in modo consistente anche in Italia. La crescita è dovuta certamente a una presa di coscienza collettiva sulle tematiche del benessere, che riguarda tutti gli attori coinvolti: aziende, lavoratori e stato (grazie a una semplificazione delle normative e a risorse pubbliche stanziate in questa direzione).

I tassi di crescita non sembrano destinati a rallentare: i dati testimoniano che il welfare aziendale è un fattore sempre più strategico sia per il settore pubblico che per il privato. Non è un caso che parte dei fondi del Pnrr siano andati proprio in questa direzione.

La situazione in Italia: aziende consolidate e agevolazioni fiscali

Il corporate wellness in Italia ha conosciuto un’impennata decisiva in seguito alla pandemia da Covid-19. Negli anni precedenti si era già registrata una crescita costante, soprattutto nelle grandi aziende. I precursori in questo campo sono stati ad esempio: Philips, Elica, Ferrari, Vodafone, Nike Italia, Tetrapack, Piquadro e Calzedonia.

Tra il 2021 e il 2022 si è assistito a un consolidamento delle pratiche di welfare aziendale. Oltre alle misure più base (flexible benefit), si è andati sempre più verso una nuova dimensione, che vede il benessere al centro.

Nell’ultimo anno si è assistito inoltre a un consolidamento del welfare aziendale come fattore di resilienza.

Gli ambiti in cui le imprese si sono mostrate maggiormente impegnate sono stati:

  • Sicurezza e condizioni lavorative (74%);
  • Welfare di comunità (66,5%);
  • Diritti, diversità e inclusione (47,8%);
  • Formazione e sviluppo del capitale umano (40,6%).

Altro dato interessante è il seguente: il 54,8% delle aziende che hanno adottato il welfare a livello strategico hanno registrato ritorni positivi in termini di produttività.

Welfare dipendenti: il punto di vista di Millennials e GenZ

Secondo la ricerca The Working Future condotta da Bain & Company, i lavoratori italiani under 35 sono i più stressati al mondo. Le ragioni sono quelle già esplicitate più volte: incertezza sul piano salariale, di crescita e sociale.

In modo particolare è stato evidenziato da Deloitte nel Report sulla Generazione Z e sui Millennial che:

  • Il 46% della Gen Z e il 45% dei Millennial soffrono a causa dell’intensità/richieste dei loro ambienti di lavoro e stanno attualmente sperimentando il burnout.
  • Il 44% della Gen Z e il 43% dei Millennial affermano che molte persone hanno recentemente lasciato la propria organizzazione a causa della pressione del carico di lavoro.

I giovani stanno perciò ridefinendo l’approccio al lavoro, a favore di modelli che favoriscono un migliore work-life balance. Stando alle ricerche più recenti, i lavoratori italiani tra i 26 e i 35 anni prediligono aziende in cui si dà rilevanza al benessere del singolo e alla serenità dell’ambiente lavorativo.

I pilastri del corporate wellness

Le iniziative offerte sotto il ventaglio del corporate wellness sono piuttosto varie, ma si possono suddividere in due categorie: monitoraggio e servizi.

Esse differiscono per tipo di attività, ma anche per impegno di natura economico necessario a una azienda per proporlo e impegno necessario al dipendente per parteciparvi.

Monitoraggio:

  • Counseling nutrizionistico e stesura di piano alimentare per dipendenti
  • Monitoraggio dei progressi dei dipendenti
  • Esame del colesterolo e monitoraggio del peso

Servizi:

  • Massaggi e iniziative legate al benessere.
  • Insegnamento di esercizi da ufficio
  • Preparazione per gare e competizioni

Il benessere dei dipendenti in azienda, secondo ShapeMe

Prima ancora che le attività di Corporate Wellness diventassero così centrali per tutte le aziende, ShapeMe si era mossa già in questa direzione. Per questo oggi possiamo vantare una grande esperienza e una grande capillarità di offerta e servizi nell’ambito del benessere a 360°.

Siamo partiti inizialmente con il servizio di office massage proponendolo come una soluzione piacevole per avere dipendenti motivati e felici. Negli anni abbiamo inoltre implementato l’offerta di servizi di corporate wellness rivolti alle aziende. Oggi è possibile scegliere tra una vasta gamma di soluzioni personalizzabili che mirano a dare ai dipendenti gli strumenti per vivere al meglio dentro e fuori l’ufficio.

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